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Se il mondo rifiuta gli uomini

The Emissary, noto anche con il titolo di The Last Children of Tokyo, è stato scritto da Tawada Yoko nel 2014 e tradotto in inglese nel 2018. Purtroppo non esiste ancora una versione italiana, ma il recente interesse editoriale verso la letteratura giapponese fa ben sperare in un possibile ritorno dell’autrice nelle librerie italiane.

Il mondo in cui ci si trova catapultati fin dalla prima pagina è la terra di un futuro non troppo lontano, in cui il Giappone è stato contaminato in maniera irreparabile ed è diventato una landa inospitale. Non si sa come il paese sia arrivato a un punto di non ritorno, si possono solo fare supposizioni pagina dopo pagina, quando Tawada Yoko inserisce in modo sapiente piccoli indizi sparsi qua e là.

I protagonisti sono il bisnonno ultracentenario Yoshiro e suo nipote Mumei. In quest’epoca è facile trovare anziani longevi ed energici, che vivono aiutando le generazioni successive.

Indeboliti alla nascita da un ambiente malsano, i più giovani infatti non riescono a vivere da soli perché il loro corpo non è abbastanza forte. Mumei non riesce ad addentare nemmeno un frutto senza provare dolore ai denti, per cui Yoshiro si prende cura di lui con una grande pesantezza nel cuore, data dal dolore di una vita ingiusta che si è totalmente capovolta rispetto a quella conosciuta dalla sua generazione.

Alcune zone del Giappone, come ad esempio Tokyo, sono interdette alla popolazione perché pericolose e il governo non permette di spostarsi liberamente, quindi la narrazione rimane dentro i confini dei luoghi in cui si muove Yoshiro, andando ogni tanto a scavare nei suoi ricordi verso quella regione lontana dove vive sua figlia o una Tokyo passata, forse dei giorni nostri, in cui tutto sembrava normale.

La sensazione che si prova leggendo il romanzo è inquietante. Il futuro descritto dall’autrice non sembra affatto distopico, ma un’amara constatazione di qualcosa che prima o poi avverrà. Il dolore di Yoshiro, costretto a vedere la fatica del vivere negli occhi di Mumei, è difficile da immaginare.

Per farci immergere in questo mondo distante nel tempo, Tawada sfrutta la fluidità della lingua giapponese per passare improvvisamente dal punto di vista di un personaggio all’altro, senza soluzione di continuità. Anche nella traduzione inglese questo processo è reso in maniera ottima.

Molto bella l’evoluzione linguistica immaginata dall’autrice. Alcune parole sono entrate in disuso per diversi motivi, uno di questi è la censura linguistica del governo e poi il naturale mutamento della lingua con il passare dei secoli.

Il fascino di The Emissary è infine il non detto. Il Giappone ha chiuso i propri confini come al tempo del sakoku e i suoi abitanti possono solo immaginare come sia la vita nel resto del mondo. Il lettore non avrà la certezza di quello che è successo, ma sarà comunque messo in grado di fare delle ipotesi. Gli sprazzi di informazione di Tawada Yoko non creano quindi frustrazione per una narrazione in cui nessun punto è stabile, alimentano invece la curiosità al punto giusto.

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